La religione ha sempre avuto nella nostra vita un ruolo importante. In famiglia,
nella scuola è come se avessimo avuto un filo conduttore che a volte
si assottigliava, a volte ridiventava robusto, a volte si strappava per poi
riannodarsi per tenerlo stretto. Avrebbe segnato i tempi delle nostre giornate
con le preghiere a scuola prima di ogni lezione, con quelle prima di andare
a letto, con la domenica a messa; sempre quella delle nove e mezzo e poi
tutti al catechismo per prepararci alla prima comunione.
Il passo per diventare chierichetto fu davvero breve. Forse siamo stati il
gruppo più numeroso che la nostra parrocchia abbia mai avuto. Per
la prima volta nella storia erano state ammesse anche le ragazze e di sicuro
a qualche vecchietto deve essere sembrato strano, in una chiesa dove ancora
puoi vedere, specialmente nelle messe del primo mattino, le donne sedute
nei banchi di destra e gli uomini in quelli di sinistra.
I chierichetti più anziani avevano il compito di insegnarci a servire
messa e solo loro erano in grado di poterlo fare da soli. Noi dovevamo essere
sempre in due, uno che reggeva il vassoio con le ampolline di acqua e vino
e l'altro con il panno per far pulire le labbra al prete.
Il giorno che riuscii a servire messa da solo fu una grande conquista, ma
passò un bel po' di tempo.
Il sabato sera e la domenica mattina dalla sacrestia si saliva fin sopra
il campanile per suonare le campane e avvisare tutti che stava per cominciare
la messa. Anche li non è che ti potevi improvvisare campanaro, dovevi
stare attento a come facevano i più anziani, e non era facile tenere
le due funi che ti segnavano le mani per come erano nodose e riuscire ad
andare a tempo; all'inizio al più te ne facevano tirare solo una,
quella che faceva dare un tocco alla campana ogni tanto, mentre l'altra impazzava
in virtuosismi che tutto il paese avrebbe sentito.
Era una gran bella soddisfazione, stare lì sopra tutti e sapere
che le campane, come nel pifferaio magico, avrebbero attirato tutti per la
messa.
Ogni anno era tradizione che le parrocchie del paese e quelle del circondario
si incontrassero per una giornata nella quale noi chierichetti avremo partecipato
ad una vera e propria gara. E la parrocchia vincitrice avrebbe tenuto presso
la propria chiesa per un anno intero una statua della Madonna; quella che
noi chiamavamo Madonnina. Perché era piccola quanto noi.
Quell'anno il paese di incontro era il nostro. Giocavamo in casa e tutti
sentivamo che non avremmo dovuto perdere un'occasione così per portare
a casa la madonnina.
La prima prova da superare era quella della puntualità. Prova che
clamorosamente perdemmo. Una parrocchia di un altro paese arrivò per
prima nel punto prestabilito. Uno sconforto immenso che subito si trasformò in
occhiate feroci su chi di noi fece tardi e che subito dopo dedicammo ai chierichetti
conquistatori dei primi preziosi punti. Avevamo cominciato davvero male.
Durante la messa che ci fu dopo il raduno, ogni partecipante alla conquista
dell'ambita statuetta avrebbe pregato per la vittoria della propria parrocchia
e per la sconfitta delle altre. Mi son sempre chiesto con quale criterio
saremmo stati ascoltati.
Subito dopo ci fu la partita di calcio e li demmo davvero il massimo giocammo
davvero bene e tutte le partitelle fatte dopo le varie messe diedero i loro
frutti. Arrivammo in finale; e perdemmo. Inesorabilmente perdemmo. Forse
cominciava a diventare chiaro il criterio con il quale le nostre preghiere
venivano ascoltate.
Le nostre facce rosse, sudate piene di amarezza vennero rischiarate solo
dal momento del pranzo al sacco fatto nella pineta. E li il nostro personale
premio andò alle nostre mamme che diedero davvero il meglio di sé.
Pasta al forno, polpette, fettine impanate, frittelle, coca cola, ci fecero
dimenticare la sfortuna che sembrava perseguitarci nel giorno più importante
delle nostre carriere di servitori di messa.
Dopo pranzo lentamente ci avviammo nei locali dell'asilo per dar vita all'ultima
prova della giornata. Un gioco a quiz teologico spietatissimo. La squadra
che rispondeva per prima continuava a restare in gara chi sbagliava lasciava
il posto ad un'altra coppia di sfidanti.
Per la nostra parrocchia partecipammo io ed un mio compagno più anziano
di un anno. E fu davvero un'impresa grandiosa. Ad una ad una facemmo fuori
tutte le parrocchie rispondendo sempre tempestivamente e impeccabilmente
a tutte le domande che la suora-conduttrice poneva in tono solenne. La Madonnina
era nostra. Per un lunghissimo anno avremo avuto la possibilità di
vederla nella nostra chiesa e ricordare quella memorabile giornata.
Lasciammo l'asilo urlanti e festanti, dandoci delle manate terribili nelle
spalle ricordando cosa ognuno di noi aveva fatto durante quella fantastica
domenica da leoni.
Chiunque passasse per la lunga salita che portava alla chiesa ci chiedeva
cosa avessimo da urlare e noi candidi come una tunichetta rispondevamo "abbiamo
vinto la Madonnina!". I loro sguardi si facevano attoniti e perplessi.
Ma come darci torto?